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Amazon, l’ecommerce e la fine del retail

Amazon

Vedo spesso fare dei gran bei discorsi del tipo “salviamo le piccole botteghe dei centri storici!”, o “non è possibile che aprano di continuo supermercati e ipermercati!”, e ancora – venendo al tema di questo post – “Amazon e l’ecommerce stanno ammazzando i vecchi negozi tradizionali, bisogna fare qualcosa!”.

Già, fare qualcosa. Nonostante Jeff Bezos abbia affermato, solo pochi giorni fa, che “Amazon non è troppo grande per fallire, prevedo che un giorno Amazon andrà in bancarotta”, sono quasi certo che molto prima falliranno un sacco di esercizi commerciali brick and mortar.

Per esempio, Foot Locker ha annunciato a marzo che chiuderà 110 negozi nel 2018 (dopo averne chiusi 147 nel 2017). Il motivo? I più cinici (o forse i più realisti) han subito formulato la loro ipotesi: “Da Foot Locker la gente va a provare le scarpe, poi esce dal negozio e le compra online (ad un prezzo più basso).”

Insomma, la bottega ha perso la sua funzione, la sua identità. Secondo Confesercenti, nei primi 9 mesi del 2018 hanno abbassato la saracinesca circa 20.000 negozi indipendenti. L’online batte l’offline su molteplici fronti.

Me ne rendo conto di continuo, quando faccio i miei acquisti. Quando faccio arrivare gadget di pochi euro che fanno il giro del mondo per giungere sulla mia scrivania. Trovo online qualsiasi cosa mi venga in mente, a prezzi spesso ridicoli. Spesso mi pongo il problema (“come può costare così poco?”), ma poi metto nel carrello e compro.

Il successo di Amazon (e, per certi versi, di Zalando e molti altri colossi dell’ecommerce) è stato decretato da alcuni semplici fattori. Ne ho contati almeno 5:

  1. Assortimento: nel negozietto manca sempre il colore, il numero, il modello di ciò che cerchi. Su Amazon trovi davvero tutto, e infatti – se non ci avessi fatto caso – il logo dell’azienda è una sorta di “freccia sorridente” che collega la lettera A con la lettera Z. 😉
  2. One stop shop: per rinforzare il punto 1, Amazon si è allargata al di fuori dei prodotti fisici. È entrata infatti con prepotenza nel settore musica (andando a pestare i piedi a Spotify) e video (ponendosi come alternativa a Netflix). Vuole tenerti collegato a lei su più fronti, ultimamente anche via voce (grazie ai dispositivi Echo).
  3. Metodi di pagamento: inserire una carta di credito (o di debito) online è ancora un freno per moltissime persone. Amazon ha aggirato la cosa grazie ai buoni regalo e alla “ricarica in cassa”: vai dal tabaccaio, mostri un codice a barre sullo smartphone, versi l’importo che vuoi, e la cifra ti viene immediatamente accreditata sul suo account.
  4. Tempi di consegna: tallone di Achille fino a pochi anni fa, i tempi di consegna tramite corriere si sono ridotti notevolmente da qualche stagione. Nel caso di Amazon, una buona parte del merito è data dall’attivazione di Amazon Logistics.
  5. Prezzo: anche se non è sempre vero, i prezzi degli ecommerce online sono sempre mediamente più convenienti che quelli del negozio. E lo sono soprattutto in occasioni come Black Friday, Cyber Monday ed altre promozioni speciali (per esempio, nel mese di luglio Amazon si è inventata la ricorrenza del “Prime Day”).

Ma soprattutto, il successo di Amazon (e di tutti gli altri ecommerce) è dato da un mix devastante di pigrizia e utilitarismo.

Nessuno perde più tempo per scendere nel negozietto sotto casa. A nessuno interessa salvare il commerciante del quartiere, se può risparmiare un euro quando compra un prodotto. E se può non alzarsi dal divano per fare un acquisto.

Si preferisce far arrivare un pacco dalla Cina, turandosi il naso e chiudendo gli occhi sulle serrande abbassate. Eh sì, lo faccio pure io.

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